Ho quindici anni e sono seduto nella piazzola davanti al centro commerciale di Savona, che adesso è un monumento scrostato dall’aria di mare dove i negozi stentano a stare al passo con i nuovi outlet. Col motorino arrivare a Savona è un viaggio lunghissimo: anche se hai un CRE da enduro la ripresa in salita non è il massimo e al ritorno non è divertente passare più di mezz’ora a snodarti per una lingua di asfalto che si arrampica per il colle di Cadibona. Probabilmente era una delle rare volte in cui ero sceso prendendo un pullman.

Savona, per me dell’entroterra, è “la città”, il mondo grande dove succedono le cose: i concerti, il cinema multisala (o quantomeno più della singola sala parrocchiale del mio paese), dove c’è un negozio che vende solo fumetti! E il centro commerciale.

E ho questa memoria: di una giornata calda in cui sto aspettando qualcosa e sono lì, davanti a quel centro commerciale, col mio walkman e un CD dei tre allegri ragazzi morti, il laser che salta se lo sbatacchio troppo mentre dallo zaino tiro fuori un pacchetto di Diana rosse.

Accendo una sigaretta e aspetto. Non ricordo più cosa, il contesto è perso nella memoria, ma se chiudo gli occhi ancora ricordo quel momento, di quella giornata in cui stavo aspettando qualcosa. E ogni tanto ho l’impressione di essere ancora lì, ad aspettare.

Immagine: Autogrill sulla costa francese, direzione Montpellier a una ventina di km da Avignone. Un ragazzo italiano coi suoi cani: Laika e Carmelo. 6 agosto 2002, Fuji Velvia.

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